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La gentilezza come fattore produttivo

Ci avevano detto “andrà tutto bene” e “ne usciremo migliori” ma non è andata proprio così, chi fa attività relazionale non può non accorgersi della tensione che pervade la gente, anche nel mondo degli affari, del lavoro e della società in generale.

Ma proprio nel periodo natalizio, è bello (“positivo” non si può dire…) leggere di uno studio che mette in relazione i migliori risultati che si ottengono negli affari e nella produttività dei team di lavoro con il “fattore gentilezza” (Fonti: Milionarie – psicologia positiva – La Stampa – IlSole24Ore).

Il Papa la mette al centro di un’enciclica. San Marino le dedica un festival. Una ricerca di InfoJobs evidenzia come il 65% dei lavoratori la consideri un punto di forza. La Disney, insieme al coraggio, la identifica come valore delle “nuove principesse”. Per Gianrico Carofiglio, magistrato e scrittore, è lo strumento ideale per risolvere conflitti e produrre senso nelle relazioni. Nel mondo esistono associazioni e movimenti nati nel suo nome. Stiamo parlando della gentilezza, una delle parole chiave dell’era post pandemia.

 

I principali benefici?

  • Riduce i conflitti e aiuta a trovare le soluzioni ai problemi.
  • Migliora l’umore, rendendoci più calmi e sereni.
  • Riduce l’ansia e restituisce maggior chiarezza di pensiero.
  • Aumenta il benessere psico-fisico: le prestazioni cognitive migliorano, così come l’energia e i livelli di cortisolo.
  • Migliora le relazioni: la gentilezza è contagiosa e crea un clima positivo e amichevole.

 

La gentilezza non è tenere aperta una porta o ringraziare per una cortesia: quella è educazione.

«La radice della parola viene da gens, gente, ed esprime un senso di appartenenza. In azienda significa fare squadra, creare team di successo che lavorano allineati con un’unica visione: quella di raggiungere gli obiettivi, ma nel rispetto del benessere e ben lavorare individuale» spiegano Annamaria Palma e Lorenzo Canuti, counselor, formatori e coautori del libro La gentilezza che cambia le relazioni (Franco Angeli); nel mondo degli affari e porre in essere relazioni meno aggressive, con uno stile diverso, maggiormente orientato al cliente.

Il collegamento produzione-salute-gentilezza lo evidenziano molti esperti: Daniel Lumera, formatore, esperto delle scienze del benessere. «Dalla ricerca emerge che il fattore che fa la differenza nei rapporti è la sicurezza psicologica. Tra i valori e i comportamenti inclusivi che la creano c’è la gentilezza» spiega. La gentilezza fa anche bene alla salute. «Abbatte il tasso di mortalità, aumenta la longevità, migliora la risposta immunitaria e riduce le infiammazioni». Tutto ciò emerge dagli studi condotti da Immaculata de Vivo, epidemiologa della Harvard Medical School. Insieme a lei, Lumera ha scritto il libro Biologia della gentilezza. Le 6 scelte quotidiane per salute, benessere e longevità (Mondadori). Gli fa eco Richard Davidson, neuroscienziato, fondatore e direttore del Center for Healthy Minds dell’Università del Wisconsin.

La gentilezza è un muscolo, si allena

Gentili si diventa? «Il primo passo è essere gentili con sè stessi, ascoltarsi e prendersi cura di sé. Si parte dal respiro, per arrivare alla meditazione. Anche pochi minuti al giorno fanno la differenza. Poi si passa ad azioni concrete. La svolta è passare dall’io al noi» prosegue Lumera.

Lo stile aggressivo non è più di moda.

La pandemia, poi, ha acuito la sensibilità. Nel Regno Unito, una ricerca della società di consulenza BritainThinks evidenzia come solo una persona su 8 vuole che la vita torni “esattamente come prima”. Gli altri desiderano una società più gentile, che conceda ai lavoratori più tempo libero e alla terra una maggiore tutela, relazioni migliori nel mondo dell’economia.

Riprendono Palma e Canuti: “anche nel lavoro bisogna porre attenzione a tutte quelle modalità, frutto di disattenzione nella migliore delle ipotesi, di maleducazione a volte, per cui ci sentiamo ignorati, come fossimo trasparenti. Pensiamo a quando non veniamo salutati o non riceviamo un cenno di risposta a un messaggio o a un’email. Sono piccole scortesie, maltrattamenti quotidiani a cui veniamo sottoposti e a volte sottoponiamo gli altri senza considerare che in questo modo lo slogan della -centralità della persona- si svuota di significato». Piccole, ma importanti, attenzioni.

Meditate aziende… meditate

Passo successivo: superate le scortesie, si inizia a costruire l’edificio della gentilezza. «I benefici della cultura della gentilezza si riscontrano nella riduzione dei “costi relazionali”, costi che non appaiono ufficialmente in nessun bilancio ma si manifestano in inutili lamentele, rifacimento di lavori, errori da distrazione, progetti non consegnati, promesse non mantenute» spiegano Palma e Canuti. Ma può bastare poco, per cominciare, anche solo mezz’ora di meditazione in sala mensa. Il primo a crederci (per sé e per i suoi dipendenti, a cui metteva a disposizione una stanza e dei corsi) è stato Steve Jobs. Sulla stessa linea Google e Nike.

Un esempio concreto: Per i suoi punti vendita, siano essi pizzaioli o manager, Berberé non cerca persone già completamente formate. Preferisce puntare sulla passione, impastarla con i propri valori e know how e mettere il tutto a lievitare tra forno e tavoli per vederne il risultato. La formazione è on the job, ma regolarmente retribuita. Ci si approccia a una realizzazione di una pizza a 360 gradi, senza tralasciare il cliente. Per questo motivo non c’è una risorsa ideale. «Cerchiamo persone che siano gentili con sé stessi e gli altri, che non siano per forza appassionate, ma che lavorino con dedizione», spiega Matteo Aloe. «Devono essere delle brave persone, capaci di stare in gruppo e di relazionarsi con i clienti. La parola gentilezza è nella nostra mission da 10 anni e chi collabora con Berberè viene scelto anche in base alla gentilezza e al rispetto, tecnici informatici compresi».

Insomma, l’augurio di Natale migliore da parte nostra, che da sempre cerchiamo di mettere “il cliente al centro” è di contribuire nel nostro piccolo a fare ancora di più della gentilezza un elemento aziendale ed economico ed un virus, questo sì, da diffondere nella Società.

Paolo Padovani