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Perchè non diminuiscono i prezzi delle case, anzi…

Nonostante un “clima negativo” per la verità più giornalistico che reale attorno al mercato immobiliare, fatto di previsioni fosche per il 2024, i prezzi delle case in Europa si stanno dimostrando più resistenti del previsto, soprattutto in Regno Unito, Irlanda e Paesi dell’Europa sudoccidentale come Spagna e Portogallo.  È quanto emerge dal report di S&P Global. Vediamo alcuni dei motivi di tale performance:

La nuova domanda che si è indebolita meno del previsto; continua infatti ad essere maggiore dell’offerta, con una spinta che mantiene, o fa lievitare, i prezzi.

«Il mercato del lavoro europeo – si legge nello studio – ha retto meglio del previsto, con l’economia europea che ha creato 600.000 posti di lavoro netti nel secondo e terzo trimestre del 2023, mentre la crescita dei salari ha continuato ad accelerare»; di questo mese le positive statistiche sull’occupazione anche in Italia.

Diversi governi europei hanno intensificato il loro sostegno finanziario alle famiglie, con prestazioni sociali nette in aumento e hanno contribuito per 2 punti percentuali all’incremento annuo del reddito lordo disponibile delle famiglie stesse.In alcuni casi, gli istituti di credito hanno anche fatto ricorso a misure di forbearance (misure di concessione riconosciute al debitore in difficoltà finanziaria) per attenuare gli shock dei tassi di interesse, evitando così un crollo della domanda. Grazie a questo, l’accessibilità economica delle abitazioni – soprattutto per gli attuali proprietari che hanno ripreso a pagare i mutui – e quindi la domanda di alloggi, si sono deteriorate meno del previsto nel periodo, portando a poche operazioni di vendita forzata.

Ma è stata l’offerta di immobili il principale fattore di tenuta dei prezzi delle abitazioni europee negli ultimi due trimestri. L’indagine della Commissione europea suggerisce che i vincoli di offerta rimangono il principale fattore che limita l’attività edilizia in tutta l’Ue.

La carenza di materiali e attrezzature si sono attenuate negli ultimi sei mesi, la carenza di manodopera rimane acuta e ha contribuito all’aumento dei costi di costruzione in un settore ad alta intensità di manodopera;

Inoltre, il prezzo delle materie prime utilizzate per l’edilizia, come il cemento, i mattoni o le finestre, non è ancora sceso dal picco massimo, ma qui entrano in ballo anche questioni macroeconomiche e geopolitiche. Di conseguenza, i costi di produzione dell’edilizia residenziale sono aumentati fino al secondo trimestre del 2023, trainando i prezzi al rialzo.    Discorso a parte per l’Italia dove il tema è stato “alterato” anche dal “superbonus”, fortunatamente (quasi) cessato

I principali driver per questa tenuta dei prezzi delle abitazioni sono pertanto: i fattori legati all’approvvigionamento, in particolare il costo ancora elevato dei materiali da costruzione insieme alla solidità del mercato del lavoro, al backlog delle costruzioni e al sostegno pubblico.

Non si dovrebbe registrare una tendenza al cambiamento prima della metà del 2024, in quanto si prevede che le banche centrali taglino i tassi più tardi di quanto attualmente prezzato dai mercati; ma lì ripartirà la domanda di mutui, rafforzando ancora le quotazioni.

Un mercato, quello immobiliare, che ha saputo resistere ad un periodo macroeconomico (inflazione, tassi di interesse) e geopolitico (conflitti – che incidono sui costi dei materiali) che si dimostra sempre affidabile.

(Fonti: Sole24Ore – S&P Global)

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