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  • Paolo Padovani

4 maggio: ottimismo e solidarietà.

Oggi non vorrei parlare di Immobiliare in modo specifico, per rispetto a chi non ripartirà il prossimo lunedì; la nostra attività immobiliare è tra quelle considerate “a basso rischio” e pertanto ci è concessa la riapertura al 4 Maggio; già, una data che probabilmente resterà nella storia, l’inizio della fine di un “Lockdown” (anche le parole sono cambiate in questo periodo) che pone non pochi interrogativi e qualche ansia:

  • come sarà ora il mondo là fuori?

  • cosa ci aspetta aldilà di quella porta che è stata la nostra barriera verso il mondo per questi due mesi?

  • quale tipo di attività lavorativa, quali umori (vale per tutti i settori), ci aspettano?

Sono questi e molti altri gli interrogativi che assillano un pò tutti.

Avanti con ottimismo: lo so, parlare di ottimismo in questo momento può sembrare da pazzi. E invece no, e non lo dico io, lo dicono gli esperti.

Da lungo tempo gli psicologi sono consapevoli che la maggior parte delle persone adotta spesso uno sguardo positivo, apparentemente immotivato, sulla vita. Carattere? No, recenti ricerche neurologiche dicono che i lobi frontali del cervello, che elaborano dati per il futuro, selezionano solo i dati positivi e tendono ad ignorare i negativi, inducendoci a “pensare” un futuro migliore di come possa essere in realtà. Su questo ovviamente incide il “nostro modo di essere” ma le “Cassandre di natura” hanno una patologia che si chiama pessimismo (spesso generato da depressione) mentre il nostro cervello, per natura, quando pensa al futuro cerca naturalmente di migliorarlo, che si tratti di pensare ad un viaggio, al lavoro, ad una situazione sentimentale (si consiglia la lettura di “ottimisti di natura” - Tali Sharot - Neuroscienza).

E se pur immersi in una situazione razionalmente ed oggettivamente difficile, il vero virus da trasmettere è proprio questo, un moderato ottimismo che anche noi, che per professione incontriamo gente essendo “tessitori di relazioni” abbiamo il dovere di diffondere, rassicurando, calmando, essendo più consulenti e meno “business oriented”; per quanto possibile abbiamo il dovere (tutti) di provarci, di dare il nostro contributo non solo lavorativo affinché l’economia territoriale possa ricominciare a girare, cosa che con un pessimismo pre-giudiziale non si riuscirà a fare.

Certo, non si può certo pretendere questo atteggiamento da chi ha perso il lavoro, da chi deve chiudere una attività, ma qui entra in gioco un altro valore da diffondere ed applicare in questo momento, che è la solidarietà, se possibile non a parole (che è meglio di nulla), ma nei fatti, che può essere espressa anche solo frequentando un bar, acquistando qualcosa in un negozio in difficoltà, esprimendo varie forme di attenzione a chi “è rimasto indietro”.

Solo così potremo cercare di ripartire, lasciandoci definitivamente alle spalle quel #andràtuttobene falso e stereotipato che media mainstream ci hanno fraudolentemente inculcato.

No, non andrà tutto bene, ma è nostro dovere darci da fare affinché non vada tutto male, sia nei fatti, nella professione e nei gesti giornalieri.


Cercando di seminare, perché no, un pò di ottimismo.





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