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  • Riccardo Padovani

Calcio “infettato”: il disastro economico causato dal Covid

Catastrofi anche in borsa per Roma e Juve. Lazio messa meglio. I bianconeri costretti al taglio stipendi. Lega Pro e Serie D addirittura da ripensare.


Devastante. Questo è stato l’impatto che il Covid-19 ha avuto su tutti i settori appartenenti all’economia. Di questi settori, fa parte anche il calcio. Già, il nostro amato calcio che negli ultimi vent’anni è stato più che mai trasformato dal Dio Denaro, una trasformazione che se da un lato ha fortemente influito sull’aspetto disciplinare e di mero attaccamento alla maglia da parte dei calciatori (sempre più vittime del nuovo sistema e sempre più affamati di notorietà e di prime pagine), dall’altro ha portato alle società ingenti benefici economici, provenienti da sponsor, introiti televisivi e quotazioni in borsa.



Le italiane in borsa

Probabilmente lo sapevate già: alcune delle più blasonate società sono quotate in borsa, e l’Italia non è esente da questo fenomeno. In un articolo Il Sole24Ore ha analizzato accuratamente gli interessi post-virus di Juventus, Roma e Lazio (le tre società quotate in Italia), scoprendo che, nel corso di questo “sterminio economico”, sono stati i giallorossi del Presidente Pallotta coloro che hanno riscontrato le perdite più ingenti, seguiti a ruota dagli ormai decennali campioni in carica bianconeri. Discorso a parte per i biancocelesti di Lotito, le cui perdite complessive non sono state poi così drastiche. Per farvi capire meglio, in totale nel primo semestre della stagione in corso (luglio-dicembre) le tre squadre quotate hanno una perdita netta aggregata pari a -138,4 milioni, mentre nella semestrale del 2018 c’era un utile netto aggregato di 14,56 milioni. C’è stato un peggioramento di 150 milioni nel risultato netto, cosa che ovviamente ha portato, per cause di forza maggiore, alle recenti richieste di riduzione degli stipendi da parte della Juve (richiesta che per ora non è ancora stata fatta da Roma e Lazio) ai propri calciatori, i quali hanno già accettato le condizioni.



Si torna a giocare?

La stagione, verosimilmente, si concluderà sul campo e con tutta probabilità sarà a porte chiuse. Attualmente l’ipotesi per la ripresa è fissata per il 20 maggio, ma si tratta solo di ipotesi. Follia più che ipotesi? Beh, in un certo senso sì. Visti i numerosi casi di positività al virus che hanno caratterizzato le società, come si può anche solo ipotizzare di tornare a giocare tra un mese? La risposta, ovviamente, risiede nei ricavi televisivi, che economicamente andrebbero a tappare una grossa falla: Kpmg Football Benchmark ha calcolato che, se non dovessero esserci più partite fino alla fine della stagione e le competizioni si interrompessero, l’intera Serie A perderebbe ricavi tra 550 e 650 milioni. Adesso capite perché la questione non viene analizzata solo dal punto di vista della salute?



Il “Semiprofessionismo”

Ma il calcio sarà ancora lo stesso? E’ quello che si stanno chiedendo tutti. Per il momento la risposta è un no secco: molte società, specialmente nella fascia tra Lega Pro e Serie D non saranno in grado di sostenere le perdite, e bisognerà quindi pensare ad una soluzione che permetta ai vari team di sopravvivere, magari con la fondazione di una categoria unica e semi-professionistica nella quale le società possano decidere su quali giocatori puntare, senza dover stipulare contratti professionistici per l’intera squadra.



Il modello basco

Ci troviamo di fronte ad un qualcosa di storico, un qualcosa che, sia nell’ambito del vivere civile che in quello calcistico, cambierà completamente il modo di guardare alle cose. E se si ricominciasse a puntare sulla comunità? Se si ricominciasse da quei valori di appartenenza che sono stati così spietatamente spazzati via dal business? Se tutte le squadre, per esempio, seguissero l’esempio dell’Athletic Bilbao, squadra basca spagnola nella quale possono militare solo giocatori baschi. Affascinante no? Che sia giusto o sbagliato, sicuramente è una componente che conferisce un grande senso di appartenenza alla maglia, una componente che si rifà alla purezza del calcio e che va oltre il business e gli introiti.

Che sia un modello destinato a diventare virale? Tornare ad investire sui giovani del territorio, anche per risparmiare sui costi? Di sicuro sarebbe affascinante…



Riccardo Padovani

Copywriter e social media manager

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