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  • Paolo Padovani

L'immobiliare al tempo del Coronavirus

Molti si chiedono (e ci chiedono) in questo periodo come e se il Coronavirus e tutti i provvedimenti che ne sono conseguiti per contenerne la diffusione potranno influire sul mercato immobiliare, abbiamo raccolto qualche notizia dalla rete:


stando al report redatto dalla società statunitense S&P Global, le previsioni per l’anno in corso parlano di un rialzo dei prezzi pari allo 0,5 per cento, contro lo 0,1 per cento dello scorso anno. Si rafforza, dunque, il trend positivo iniziato nel 2019, dopo due anni consecutivi (2017 e 2018) in cui i prezzi erano invece calati

Sono calate del 7% le compravendite di case in Lombardia nel primo bimestre del 2020, rispetto allo stesso periodo di un anno fa. La diminuzione arriva al 12% nel capoluogo. Queste le prime stime degli effetti del coronavirus sul mercato immobiliare, illustrate da Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari.

Le stime di Scenari Immobiliari per la fine dell’anno, a livello nazionale, sono state riviste al ribasso. Ma comunque, con un fatturato a 130 miliardi di euro, restano ancora positive rispetto a un anno fa. Per quanto riguarda gli altri mercati, rallentamenti nel direzionale mentre il settore commerciale è fermo. Meglio la logistica che, grazie al boom dell’e-commerce, potrà avere un altro anno ricco di scambi e operazioni.


Ciò però non significa che si sia bloccato il mercato immobiliare; per quale motivo chi deve vendere o deve acquistare/investire oggi non dovrebbe farlo?

Certo, ci sono dei fattori incontestabili di crisi (e che potrebbero anche aggravarsi) ma sono fattori “vicini” al mercato immobiliare ed influenzano lo stesso, facciamo qualche esempio:


- Negozi: questa situazione ha colpito duramente molte attività commerciali, alcune nei centri storici, in particolare a vocazione turistica, stanno o hanno (purtroppo) già chiuso.

- Hotel:è il settore che è stato maggiormente colpito (il Turismo) e ci sono dati sulle chiusure veramente allarmanti, solo questa settimana ne hanno chiusi 2 a Verona e 7 a Firenze (per citare due centri a forte vocazione turistica).

- Aziende:come sopra, vi sono aziende che sono impossibilitate ad operare, perché magari avevano il loro core business con l’estero, che non accetta il loro prodotto, o perché (caso vero) componenti della loro produzione non arrivano in quanto “confinati” nelle zone rosse.


Vi sono poi degli aspetti “comportamentali” che cambiano la propensione all’investimento.

- in certe zone il tema predominante è la soddisfazione dei bisogni primari e vendere / acquistare casa o fare investimenti può essere messo in secondo piano.

- Può profilarsi una fase “attendista” da parte di chi deve acquistare per vedere se la situazione muterà l’andamento dei prezzi (cosa da escludere perentoriamente, almeno nel breve periodo) mentre chi deve vendere teme di poter perdere valore del proprio bene immobiliare (da escludere anche questo.

- Vi sono poi gli stranieri, gli investitori esteri che oggi ci trattano un po' da “appestati” e un po' da “untori”; dipende molto dal tipo di investimento (residenza, immobili di lusso, attività), ma la propensione era già abbastanza scarsa prima del Coronavirus


Attenzione perché tutte queste situazioni critiche (Hotel, negozi, aziende), alla fine della crisi, per quanto non elegante da dire, diverranno delle opportunità per gli investitori.


Il mercato delle locazioni

E’ il vero “fenomeno” del mercato, che ha avuto ripercussioni immediate, più evidenti nelle zone turistiche; tutti quegli immobili (moltissimi) adibiti a locazione turistica e che hanno subito disdette da qui a settembre, si sono “riversati” sul mercato dei contratti locativi “ordinari” ricreando una offerta che mancava, ma soprattutto calmierando in tempi brevissimi l’entità dei canoni di affitto.


Confronto con altri mercati

Attenzione all’andamento dei mutui (sia come tassi che come predisposizione degli istituti finanziari all’erogazione) ed ai mercati finanziari che in questo momento segnano una forte instabilità data anche dalla globalizzazione che può influenzare una “piccolo mercato azionario” come quello italiano non solo per emergenze nazionali, ma per eventi ben distanti (Usa, Cina ecc.).


Ma è tutto in evoluzione: La speranza e l’augurio è che tutto si risolva il prima possibile, per i nostri connazionali, le nostre attività, la nostra economia.


Paolo Padovani

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