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  • Paolo Padovani

La casa dopo Covid-19: qualità al primo posto

“Le cose ci scoprono nello stesso tempo nel quale noi scopriamo loro” - Jean Baudrillard -

Questa nuova situazione ha cambiato molte cose, ma in particolare ha cambiato la nostra “percezione delle cose” come il tempo e lo spazio: pensate a come “dominavamo” il tempo fino ad un mese fa, i nostri ordini su Amazon “spaccavano” il minuto e la data fissata di consegna, facevamo mille appuntamenti al giorno, pianificazioni temporali di lavoro. Ora si è ripreso tutto, è lui che domina noi e sembra essere uno spazio vuoto da riempire in qualche modo: dall’estremamente certo e definito siamo passati all’incerto e indefinito.

La percezione della casa

“A cosa serve una casa se non hai un pianeta decente in cui metterla?” - Henry David Thoreau

Forse il filosofo americano non immaginava che, un paio di secoli dopo la sua affermazione, il tema di un “pianeta decente” sarebbe divenuto essenziale non solo in contrasto con una pandemia mondiale, ma soprattutto perché la stessa, se pur indirettamente, è colpa di un uomo che non ha saputo “abitare con cura” il pianeta, e ora è costretto in “quattro mura” mutando la propria percezione dell’abitare (in spazi chiusi).

E quando parliamo di nuova percezione dello spazio non può essere che quello della casa che mai come oggi, obtorto collo, assume un valore centrale e, per certi versi, inesplorato. Chi di noi non ha scoperto in questi giorni un angolo di casa che non aveva mai utilizzato, o molto poco, oppure ha ri-scoperto spazi che mai pensava di utilizzare in modo così continuo, come ad esempio i balconi; la casa del futuro ce la compreremo tutti col balcone o terrazzo, dato che un terzo delle attuali case italiane non ha balcone (e tantomeno giardino) e quindi il suo inquilino non può cantare con gli altri in questo periodo di flashmob musicali.

L’importanza degli spazi

Le idee nuove necessitano di spazio.” - Paulo Coelho

Abbiamo ormai tutti rivalutato l’importanza degli spazi, della casa in generale, ma anche dei “nostri spazi” che forse in questi giorni, dribblando una moglie che cucina e un figlio che studia stiamo cercando di riconquistarci.

Ma, parafrasando Paulo Coelho, abbiamo bisogno di nuove idee di spazio, la digitalizzazione che ha avuto il nostro Paese in questa quarantena forzata, porterà noi, ma anche i nostri coniugi e figli, ad essere più a casa, con lo studio od il lavoro “on line”, cosa che richiederà nuovi adeguamenti dell’impiantistica ed egli spazi interni, lo smart working e la lezione on line ridisegneranno il nostro concetto tradizionale di abitare, ora sarà (dovrà essere) predisposto per essere uno spazio di vita, di lavoro, di studio, cosa che prima era solo occasionalmente. E magari a turno.

Il nuovo significato di abitare - condividere

"Vorrei avere nella mia casa: una donna ragionevole, un gatto che passi tra i libri, degli amici in ogni stagione senza i quali non posso vivere".

(Guillaume Apollinaire)


La romantica visione del buon Apollinaire, pur sempre valida, dovrà subire per il molto meno sentimentale Covid-19 delle opportune virate verso un più crudo pragmatismo.


Lo spazio abitativo sarà sempre più uno spazio condiviso e pensato per tale scopo e, qualora si tratti di spazi contenuti come è frequente nelle grandi città, sarà uno spazio polifunzionale, forse il tavolo della cucina avrà incorporate delle prese elettriche, wi fi o di rete, se non addirittura uno schermo, per trasformarsi tra un pasto e l’altro in luogo di studio on line, forse lo spazio che intercorre dal divano al televisore non sarà più vuoto ma dal pavimento si estrarrà verticalmente una torretta attrezzata di tastiera e la tv sarà il mio desk-work, forse ognuno di questi ridotti “spazi nello spazio” avranno bisogno di pannelli acustici scorrevoli che mi diano la possibilità di isolarmi dal resto della casa, e dei bipedi che la frequentano, per avere maggiore concentrazione.

Troppo? Sappiate che ad oggi, solo un appartamento su tre ha le caratteristiche richieste per la concessione del telelavoro, forse è il caso che approfittiamo per cambiare un pò le cose, anzi, le case.

La casa dovrà aumentare la qualità della vita

“Il saggio vivrà non quanto può ma quanto deve. E considererà dove vivere, con chi, in che modo, e quale attività svolgere. Egli bada sempre alla qualità, non alla lunghezza della vita.” - Lucio Anneo Seneca

Il buon Lucio Seneca, come si suol dire, “ci vedeva lungo”; in funzione di quanto sopra i prossimi (ahimè, quando ci saranno…) interventi di riqualificazione, ristrutturazione, nuova costruzione, dovranno essere tesi al risultato di “immobili di qualità”, sia dal punto di vista dello spazio e soprattutto della sua distribuzione/utilizzo, sia dal punto di vista dei materiali, della tecnologia, dell’impiantistica.

La triste esperienza Covid-19 che in poche settimane ha fatto quello che non si è riusciti a fare in 10 anni, ovvero “digitalizzare” il Paese, va trasformata, da evento negativo ad opportunità di strutturare questa situazione, non basta il maggior utilizzo della rete e dei device, il maggior utilizzo coatto degli spazi, l’inventarsi artigianalmente spazi di condivisione ed utilizzo dello spazio abitativo.

No, tutto questo va pensato, pianificato, progettato ed infine costruito, con qualità; questa dovrebbe essere la parola chiave del settore immobiliare per il prossimo decennio: qualità.


Paolo Padovani

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